Il mio Don Chisciotte hidalgo sognatore
23 Apr 2002, Pubblicato da INTERVISTE in
Il mio Don Chisciotte hidalgo sognatore
di Gianni Villani, L’Arena 23 aprile 2002
«Riporto in scena il Don Chisciotte di Cervantes in un’edizione rivisitata e corretta, più critica, più vicina all’anima dell’autore spagnolo. Nulla sarà lasciato al caso. Climi, personaggi, atmosfere. Piccole e grandi rivoluzioni che vi sorprenderanno». Maria Grazia Garofoli, direttrice del Corpo di ballo dell’Arena, lancia la sua nuova sfida coreografica. Debutto al Filarmonico previsto il 27 aprile con due interpreti d’eccezione che si alterneranno in un doppio cast, il danzatore cubano (ma di origine spagnola) Rolando Sarabia e la stella internazionale Igor Yebra. Dopo il recente successo di Zorba il Greco e di classici amati e applauditi dal grande pubblico come Giselle e Coppelia, l’instancabile direttrice ha deciso di portare in scena «un balletto – dice – al quale sono particolarmente affezionata, che mancava dal repertorio della compagnia, che mi ha spinto a osare, a conoscere, persino a rimettere in discussione il celebre testo di Cervantes. Forse per questo – aggiunge la Garofoli – la sfida è stata più dura. Volevo ricondurre Don Chisciotte ai suoi personaggi, dopo averli scrutati e studiati. Scoperte meravigliose che ho trasformato in cammei coreografici».
– Si spieghi meglio…
«Prendiamo i tre protagonisti Kitri, Basilio e Camacho. Un banale triangolo amoroso con uomini e donne intrepidi, affascinanti, pronti a difendere passioni. Basilio non vestirà i panni dell’inquieto giovane ricco e aitante, non ha nulla del personaggio grottesco e caricaturale che tutti noi conosciamo. L’ho immaginato con tratti diversi. Grandezza d’animo e generosità. Saprà tirarsi indietro dinanzi all’amore di Kitri e Basilio. Il duello e la morte non risolveranno la querelle, Kitri continuerà comunque ad amare il suo innamorato, e in un gesto supremo di altruismo Camacho si tirerà indietro, per non violare tesori altrui».
– Riguardo al personaggio di Don Chischiotte quali saranno i cambiamenti, le motivazioni profonde di nuove scelte coreografiche?
«Anche per Don Chisciotte sono partita da una lettura attenta del romanzo. Mi sono messa dalla parte del celebre hidalgo, scavando nella sua psicologia di uomo e sognatore. Ed ho scoperto che Don Chisciotte non era soddisfatto del ritratto scolpito dal grande autore spagnolo. Nessuna citazione irriverente, buffa o farsesca, Don Chisciotte è un uomo serio, ponderato, con un suo spessore e una sua dignità che perora una causa singolare. Desidera che il suo autore riscriva l’opera. Per rendere giustizia alla verità. Che si tinge comunque di sogno e di mistero nel secondo atto, che ho trasformato in una sorta di “caverna platonica”, luogo dei ricordi, della fantasia, dell’immaginazione spietata. Don Chisciotte, rimane il cavaliere senza macchia, indomito e inarrendevole, anche lui stregato da una donna, Dulcinea che lui scoprirà sotto sembianze diverse, una semplice contadina (e non una grande dama dell’aristocrazia) che il mio protagonista ama e dalla quale è ricambiato».